Fumo di sigaretta

Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio cardiovascolare importante. Crea dipendenza, la quale rende l’abolizione di questo vizio un compito di estrema difficoltà. Purtroppo molti fumatori smettono di fumare soltanto dopo lo spavento in seguito a un infarto miocardico. In Italia la prevalenza del vizio del fumo è dell’ordine del 20% nella popolazione. I danni legati al fumo riguarda la sfera cardiovascolare: aumenta la pressione arteriosa, provoca tachicardia, infarto miocardico e morte, carotidopatia arterosclerotica e ictus, arteropatia obliterante agli arti inferiori e amputazione, ecc. I danni legati al fumo riguardano anche la sfera oncologica: tumore al polmone, alla bocca, laringe, esofago, vescica, ecc. Da non dimenticare la broncopneumopatia cronica ostruttiva e enfisema polmonare, condizione estremamente debilitante, con perenne mancanza di respiro nella vita quotidiano e spesso necessità di ossigenoterapia domiciliare. L’eliminazione del fumo di sigaretta porta spesso a vantaggi immediati e a lungo termine, e vari studi indicano come non è quasi mai tardi di smettere di fumare. Esistono vari programmi e farmaci, che aiutano a smettere di fumare. Chi ha questa intenzione potrebbe rivolgersi al proprio medico curante oppure al distretto di appartenza. In genere il consiglio a chi smette di fumare è di colmare il vuoto lasciato dal fumo, con attività fisica all’aria aperta, oppure attivamente coltivando il proprio hobby. Uno psicologo potrebbe anche essere di aiuto. 


Personalmente, come cardiologo, ho visto troppi danni legati al fumo. E la mia speranza è che la nuova generazione non inizi a fumare, perché smettere è difficile. E mi unisco a altri medici a chiedere alla Regione/Ministero della Salute/Minstero dell’Insegnamento programmi specifici, di forte impatto, che porti a dissuadere più giovanni possibile dal iniziare di fumare. Perché smettere non è facile. 

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